venerdì 7 settembre 2007

LIRIO ABBATE/3

Riportiamo un altro pezzo sulla vicenda di Lirio Abbate, cronista minacciato dalla mafia. Domani a Palermo ci sarà una manifestazione in suo sostegno. Speriamo davvero che i giornalisti italiani recuperino la loro dignità professionale e tornino, TUTTI, a fare solo i giornalisti, tenendo ben presente lo scopo del loro mestiere. FORZA LIRIO!

Domani tutti i giornalisti siano o si sentano a Palermo

di Franco Siddi*

da Articolo21

Domani tutti i veri giornalisti italiani sono invitati ad essere, farsi sentire, a sentirsi vicini a Palermo, se non fisicamente idealmente, a Lirio Abbate, nella considerazione del valore irrinunciabile di una testimonianza professionale, personale e collettiva, rigorosa e pulita. Tutti vicini a Lirio, il collega dell’Ansa al centro di gravi minacce della mafia di cui ha documentato misfatti e oscure complicità. La reazione mafiosa denota quanto siano importanti, per la civiltà democratica, le parole di verità che rompono i silenzi interessati e intaccano i poteri occulti e violenti più di ogni altra opera di contrasto.
La mafia e quanti alla sua ombra prosperano, debbono sapere che la loro terribile forza distruttiva esercitata contro gli uomini liberi, specificamente contro i giornalisti che vogliono essere testimoni attenti e puntuali di fatti e misfatti, non riusciranno a far tacere comunque l’informazione. Può, ahime, come già drammaticamente più volte ha fatto, colpire le persone, ma Lirio Abbate non è solo e non lo lasceremo in solitudine.
Egli è oggi costretto dalla minaccia che grava sulla sua persona e sulla sua famiglia a vivere sotto scorta.
Ma noi - e credo con noi proprio tutti i giornalisti liberi - non tolleriamo come inevitabile questa condizione. Noi ci schieriamo come singoli e come collettivo, nell’impegno secolare sulla linea della Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Questa vicenda è materia su cui non solo è lecito essere schierati ma è doveroso. E ciò deve significare che non rimetteremo mai la penna nel taschino davanti all’avanzare impunito della mafia e del crimine.
Significa che vogliamo stare dalla parte della legge e della legalità ma significa anche che esigiamo una incisiva battaglia contro l’impunità dei criminali. Significa anche che chiediamo a tutti i membri della nostra categoria una riflessione per rendere più credibili i giornali e per limitare gli eccessi di folklore e di gossip che riempiono molte pagine. Questi sono i fatti importanti della vita, della nostra libertà e della libertà di tutti su cui si misura la qualità della professione e il valore del giornalismo. Nei prossimi giorni ricorderemo, davanti al Capo dello Stato, in occasione della consegna del premio Saint Vincent, tutti i lutti del giornalismo per mano di mafia, attraverso un riconoscimento alla memoria di Giovanni Spampinato, il primo giovane cronista siciliano ucciso dalla mafia nel 1972, due anni dopo che la stessa mafia aveva fatto sparire nel nulla l’autorevole collega Tullio De Mauro.
Vogliamo dire mai più! Ma vogliamo anche dire che per ogni giornalista minacciato, intimidito, costretto talvolta ad arretrare, altri cento scriveranno per lui, come sta accadendo per Lirio da quando la sua penna ha aperto uno squarcio su questa vicenda che prudentemente gli interessati non avevano finora reso nota più di tanto. La manifestazione di domani a Palermo sarà la manifestazione degli uomini liberi. Per i giornalisti è il tempo del ritorno pieno professionale di qualità, testimonianza di civiltà e libertà. Con Lirio siamo tutti minacciati ma con lui siamo tutti in prima linea a dire basta e a chiedere allo Stato che su queste realtà veramente permetta pienezza costituzionale.

*Presidente della FNSI

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