Riportiamo un pezzo comparso su Articolo21 a proposito di Lirio Abbate. Non lasciamo che dopo la solidarietà di rito questa vicenda gravissima sia dimenticata. FORZA LIRIO!!!!!
Un giornalista sotto scorta non può essere normalità
di Rino Giacalone
Prima il progetto di attentato per ucciderlo scoperto grazie alle indagini antimafia delle forze dell’ordine, adesso un ordigno pronto ad esplodere sistemato sotto la sua auto.
Ma il fatto davvero grave è un altro: la faccenda viene trattata dagli organi di stampa come un fatto di cronaca, come se fosse normale che accada che un giornalista debba finire sotto scorta e nel mirino dei mafiosi e malavitosi in genere per scrivere di vicende giudiziarie e processuali, per seguire la cronaca nera e quella che viene fuori dalle aule dei tribunali e dagli uffici delle procure, per fare il lavoro per il quale magari ha dovuto sudare le classiche sette camicie per afferrare un contratto ed una regolare assunzione. E invece no che non è normale, è un fatto gravissimo!
Ed è un fatto ancora più grave non dirlo. Lirio Abbate, il collega giornalista dell’Ansa che tornato a Palermo dopo un periodo di “allontanamento” ha ricevuto il bentornato dai mammasantissima che gli hanno fatto trovare una bomba sotto la sua auto, oggi sta ottenendo grande solidarietà dai settori diversi della società, ma probabilmente dovrà rifare le valigie ed andare via da Palermo. E la mafia ringrazia, al solito. Allora Lirio ha bisogno di altro genere di solidarietà, deve aprirsi con una certa urgenza un altro confronto partendo da una realtà incontestabile: in Sicilia chi vuol fare il proprio dovere provando a spingersi un po’ oltre, esercitando la cosiddetta sollecitazione delle coscienze, o ancora vuole sottrarsi a qualsiasi tentativo di fagocitamento, finisce con il diventare il nemico di un sistema che in questa Regione continua a governare. In questa Sicilia dove sono la mafia si fa vedere proprio quando non ne puo’ fare a meno, ma che ha trovato altri idioti complici. Qui sono esistite e esistono ancora la “intimidazioni” che al mondo della stampa sono arrivate ed arrivano anche “in nome della legge”, uomini delle istituzioni che si mettono al servizio di potenti di turno che pretendono una stampa che operi a comando, che non racconti le cose che a quel potere possono suscitare dispiacere, e che fanno esercizio di belle parole ma nelle quotidiane azioni non rispondono allo Stato ma a singoli. Ci sono uomini delle istituzioni e della politica che parlano di protocolli di legalità e poi sono pronti ad alzare il telefono per protestare e lamentarsi chiamando il direttore del giornale di turno dove magari quel giorno una notizia non è uscita affatto o non è uscita con il desiderato rilievo, o magari dove è comparsa una notizia non gradita. Non c’è bisogno solo dei mitra puntati o delle bombe sotto le auto, si può agire anche in altro modo, con un’azione meno visibile, meno percepibile agli estranei, ma c’è da dire che anche quando questi episodi vengono fuori, con grande clamorecome successo a Lirio costretto a camminare sotto scorta, suscitano solo impressione non l’indigazione che invece ci vuole. Perché la regola primaria è sempre la stessa, bisogna far tacere l’infomazione sulla mafia, perché sia la mafia dell’informazione ad emergere e a dettare “legge”.


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